Mediazione

Obiettivi condivisi tra le parti
Strategie interattive e comunicative efficaci
Possibilità di applicarle in ogni contesto di vita
Mediatore come terzo imparziale

La mediazione è una disciplina ancora poco diffusa all’interno della nostra cultura e sono molte le domande in merito, proviamo a rispondere ad alcune:

Cosa si intende per “conflitto” e “controversia”?

Situazioni interattive in cui le persone, per relazionarsi tra loro, utilizzano modalità che non permettono di individuare punti di incontro. Questo, oltre a mantenere e acuire nel tempo rancori e frustrazione, rischia di ledere al benessere dei singoli e delle persone che li circondano (come, per esempio, i figli di una coppia separata).

Cos’è la mediazione?

Un percorso consulenziale in cui il mediatore lavora con due o più parti che in quel particolare momento si relazionano in modo conflittuale.

Che si tratti di due coniugi, di aziende, di vicini di casa o di tutti gli studenti di una classe, il lavoro di mediazione permette di agire sulle modalità di interazione che hanno portato allo sviluppo del conflitto e che lo mantengono nel tempo. È così che si può favorire la conciliazione, costruendo un obiettivo condiviso e perseguibile, attraverso l’uso dalle competenze sviluppate durante la consulenza.

Quando può intervenire il mediatore?

Sempre, laddove ci sia una situazione di conflitto.

Gli ambiti di intervento sono molteplici (familiare, scolastico, giuridico, civile-commerciale…).

Chi è e come si è formato un mediatore?

È un professionista che può aver maturato esperienze diverse (non necessariamente in ambito psicologico) e che ha concluso un percorso di formazione dedicato alla mediazione acquisendo competenze specifiche, che si sommano a quelle inerenti alla professione di partenza, senza essere interscambiabili.

Vediamone alcune:

  • riconoscere quali sono le modalità interattive usate dalle parti e per cui si è creata e si mantiene la situazione di conflitto
  • trasformare ciò che nella relazione tra le parti funge da collante che mantiene il conflitto nel tempo
  • individuare, insieme alle parti, gli obiettivi della consulenza
  • fornire alle parti gli strumenti per sviluppare competenze interattive nuove, utili per perseguire tale obiettivo e per consolidare nel tempo i risultati del percorso
  • gestire il periodo di monitoraggio
Che cosa fa il mediatore durante i colloqui?

Ascolta le parti, cosa dicono e come lo dicono: è necessario entrare nel merito dell’esperienza di ognuno per poter capire a pieno il suo punto di vista.

Dopodiché, il mediatore favorisce l’individuazione di un obiettivo comune che sostenga la relazione tra le parti in modo positivo, verso scenari futuri (anche di separazione, se l’accordo che si raggiunge va in questa direzione).

Per fare un esempio operativo, di fronte a due genitori separati che non riescono condividere un percorso di cura per i loro figli, l’obiettivo del mediatore non sarà quello di appianare le loro divergenze ristabilendo l’armonia tra di loro (come potrebbe fare uno psicologo), né quello di prescrivere obblighi reciproci (come farebbe un avvocato), bensì quello di fornire competenze utili alla gestione condivisa dei figli, anche nel lungo periodo, collocando le parti nel ruolo genitoriale e ponendo al centro il benessere dei minori.

Ci si focalizza quindi sullo sviluppo di competenze interattive che rendano le parti capaci di gestire sul nascere eventuali nuove possibili situazioni conflittuali anche in futuro, in modo autonomo.

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