Mediazione

Ciò che è opposto si concilia, dalle cose in contrasto nasce l’armonia più bella, e tutto si genera per via di contesa.

Eraclito

Raggiungimento di obiettivi condivisi con le parti
Mediatore come terzo imparziale
Un procedimento di consulenza breve
Apprendimento di strategie efficaci per comunicare con gli altri
Francesca Turco

Francesca Turco

Psicologa e Mediatrice

Nella nostra società la mediazione non è una pratica ancora diffusa, non ha un’identità chiara e definita e sono molte le domande che comunemente mi vengono poste, proviamo a rispondere.

Cosa si intende per “conflitto” e per “controversia”?

Per il diritto questi termini assumono significati differenti, ma per il lavoro del mediatore il processo di gestione non cambia. Entrambi fanno riferimento ad una situazione interattiva in cui sembra impossibile l’individuazione di un punto di incontro tra due o più parti. Questo, oltre a mantenere ed acuire nel tempo rancori e frustrazione, rischia di ledere al benessere dei singoli e delle persone che li circondano (come per esempio i figli di una coppia separata).

Cos’è la mediazione?

Il diritto la descrive come “l’attività svolta da un professionista, terzo ed imparziale, finalizzata ad assistere due o più soggetti nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia”.

Si tratta di una serie di incontri, di numero variabile, in cui il mediatore (estraneo alla vicenda ed imparziale) lavora con due o più parti che in quel particolare momento si relazionano in modo conflittuale.

Che si tratti di due coniugi, di due aziende, di due vicini o di tutti gli studenti di una classe, la mediazione persegue l’obiettivo di modificare quelle modalità di interazione che hanno permesso lo sviluppo del conflitto e che lo mantengono nel tempo, arrivando ad una conciliazione.

Secondo il mio modello di lavoro (descritto qui) il fine della mediazione non è giungere un mero accordo, ad un compromesso tra i desideri delle parti (scontentando un po’ ciascuno). È necessario co-costruire insieme un obiettivo nuovo, condiviso, una terza via percorribile da loro grazie dalle competenze fornite durante la consulenza.

Chi è e come si è formato un mediatore?

È un professionista che può aver maturato esperienze formative diverse (nel mio caso nell’ambito psicologico), ma che deve aver concluso un percorso specifico per prepararsi allo svolgimento del ruolo di mediatore, presso un ente riconosciuto dalla legge.

Nel il mio percorso (un master universitario della durata di un anno) ho potuto sviluppare un profilo di competenze specifiche per quest’ambito professionale, che si sommano a quelle inerenti la psicologica, senza tuttavia essere interscambiabili.

Alcune di queste competenze sono:

  • riconoscere i processi interattivi alla base del conflitto e le teorie di ogni parte rispetto ad esso
  • inserirsi nella coerenza che mantiene il conflitto nel tempo, modificandola
  • progettare un percorso di consulenza orientato all’individuazione di un obiettivo condiviso con le parti
  • applicare specifiche strategie per il suo perseguimento
  • fornire alle parti le competenze interattive per consolidare nel tempo i risultati di tale percorso

Che cosa fa il mediatore durante il proprio intervento?

Innanzitutto ascolta le parti per comprendere il loro personale punto di vista sul conflitto che le coinvolge: è necessario raccogliere l’esperienza di ognuno per poter comprendere a pieno cosa dice e come lo dice.

Nel processo di cambiamento orientato alla conciliazione il mediatore favorirà quindi l’individuazione di un obiettivo comune che sostenga la relazione tra le parti in modo positivo, orientandola al futuro, proprio a partire dalle loro teorie sul conflitto.

Per fare un esempio operativo, di fronte a due genitori separati che non riescono condividere un percorso di cura per i loro figli, l’obiettivo del mediatore non sarà quello di appianare le loro divergenze ristabilendo l’armonia tra di loro (come potrebbe fare uno psicologo), né quello di prescrivere obblighi reciproci (come farebbe un avvocato), bensì quello di fornire competenze utili alla gestione condivisa dei figli nel lungo periodo, collocando le parti nello specifico ruolo genitoriale e ponendo al centro il benessere dei minori.

Nello specifico il mio approccio di lavoro (descritto qui) considera centrale lo sviluppo di competenze interattive che rendano le parti capaci di gestire sul nascere nuove situazioni conflittuali anche in futuro, in modo autonomo.

Quando può intervenire?

Gli ambiti di intervento sono molteplici (familiare, giuridico, civile-commerciale…) e per ognuno di questi il mediatore deve concluso un percorso di formazione specifico. Egli può offrire le proprie prestazioni come libero professionista, può collaborare con le istituzioni e con la pubblica amministrazione, può far parte di enti riconosciuti dal Ministero della Giustizia nel contesto civile-commerciale.

Inoltre nel panorama delle politiche sociali del nostro paese, la mediazione sta acquisendo sempre maggior riconoscimento. Ne sono esempio l’introduzione dell’obbligatorietà della mediazione per le controversie in ambito civile e commerciale (ai sensi del D.Lgs 28/2010) e le diverse proposte in materia nel contesto giuridico della famiglia.

Come si svolge un percorso di mediazione?

Le modalità operative dipendono dall’approccio utilizzato dal professionista. Il mio modello di lavoro offre alla mediazione una cornice operativa scientificamente fondata. Come professionista quindi esercito competenze strategiche perseguendo l’obiettivo della conciliazione attraverso la trasformazione delle modalità interattive che mantengono il conflitto.

In quanto Mediatrice Dialogica il metodo di cui mi avvalgo trova applicazione trasversalmente in diversi ambiti di lavoro, tra i quali:

  • Familiare
  • Scolastico
  • Aziendale
  • Condominiale
  • Civile e commerciale
  • Giuridico

Essendo flessibile, ma anche rigoroso e scientifico, permette di sviluppare percorsi di durata variabile, personalizzati, adatti delle esigenze di ogni caso, senza perdere di efficacia.

Generalmente un percorso di mediazione familiare occupa lo spazio di 5-7 incontri; le consulenze civili e commerciali vengono svolte nell’arco di 3-4 incontri.

Questi possono avere durata variabile e concordata (da 45 minuti a 2 ore) ed essere svolti individualmente o in modo congiunto, in relazione alle richieste delle parti e alle strategie ritenute più efficaci per ogni singola situazione dal mediatore stesso.

Indisponibile

info@francescaturco.eu

Studio

via Enrico Fermi, 25
30038 Spinea - Venezia

Modulo di contatto

15 + 15 =

Copyright © 2019-2020 Francesca Turco - Crafted with by Eugenio Bettin