Mediazione
Familiare

Un conflitto non può mai essere risolto al livello in cui sorge: a quel livello ci sono solo un vincitore e un perdente, non una riconciliazione. Il conflitto deve essere spostato a un livello superiore, come se guardassimo una tempesta dall’alto.

Jeannette Winterson

L’ambito familiare è sicuramente quello in cui la mediazione, fin ora, ha espresso il suo massimo potenziale. Si tratta di un contesto estremamente delicato 

  • perché le relazioni familiari portano con sé profonde ferite emozionali,
  • perché spesso i rapporti conflittuali si mantengono negativi da lungo tempo, cristallizzati e con minor potenziale di trasformazione,
  • perché le interazioni sono destinate, nella maggior parte dei casi, a durare a lungo in futuro.

Questo mette in luce l’importanza di identificare obiettivi condivisi che permettano di rilanciare il rapporto verso un futuro positivo. Similmente, è sostanziale l’apprendimento di efficaci strategie per il perseguimento di tale obiettivo e lo sviluppo di competenze interattive per consolidare quanto fatto e mantenerlo nel tempo.

Quali possibili interventi?

Gestione di crisi di coppia

Si tratta di una forma mediazione che spesso non viene contemplata (e non è conosciuta) né dalle parti, né dai professionisti stessi, per la mancanza di un obiettivo chiaro e di incertezza operativa. 

All’interno di questa modalità di intervento è necessario innanzitutto chiarire le esigenze delle parti, senza orientarsi necessariamente alla “ricostruzione dell’armonia” o al “sostegno nella separazione”.

È necessario comprendere, per esempio, che cosa intendono le parti con il termine “crisi”, come considerano l’idea stessa di “rapporto” o quali prospettive personali aprirebbe la prosecuzione o la conclusione dello stesso.

Spesso la principale difficoltà di chi sta vivendo un momento di incertezza nella propria vita relazionale è proprio legata all’indecisione: portare avanti o chiudere il rapporto? A fronte di un delicato lavoro di analisi delle esigenze delle parti, il mediatore potrà concordare con loro una linea d’azione che ne tenga conto e che, indipendentemente dalla direzione condivisa, sostenga entrambi nel gestire interattivamente questa fase, in modo efficace.

Qualora sia ritenuto opportuno è possibile promuovere in parallelo un percorso con uno psicologo (si vedano le differenze descritte a fondo pagina), che affianchi la mediazione, sostenendo il benessere psicologico delle parti.

Sostegno ai percorsi di separazione e divorzio

Superare una crisi di coppia può portare alla decisione di separarsi. Questo generalmente mette in moto la macchina giudiziaria del divorzio ed implica la presenza degli avvocati, ampliando il panorama conflittuale.

Per questo motivo individuare obiettivi e strategie condivise all’interno di un percorso di separazione, colorato delle emozioni più negative, non è semplice. É normale essere risucchiati dal proprio dolore e dalle reciproche recriminazioni senza riuscire a vedere alcuna direzione comune da percorrere. Ma ciò non è funzionale e genera il rischio di trascinare nel tempo una situazione critica e carica di malessere.

Il mediatore, all’interno di questo scenario, può essere coinvolto in modi differenti:

  • Può essere un sostegno al processo di separazione stessa, affiancando gli avvocati. L’intervento di mediazione permette di restaurare un dialogo efficace per raggiungere l’obiettivo di una “separazione positiva”, velocizzando l’intero percorso e riducendo le spese ad esso correlate;
  • Può lavorare con le parti rispetto alla divisione dei beni;
  • Può supportare la gestione condivisa dei figli della coppia, ponendo le loro esigenze come fulcro del lavoro con i genitori. Il punto successivo descrive in modo esaustivo questo percorso di consulenza.

Non è impossibile trovare dei punti di contatto se si hanno degli obiettivi condivisi da raggiungere!

Supporto nella costruzione dei percorsi educativi per i figli di coppie separate

Se una relazione romantica si può concludere, genitori si rimane per tutta la vita.

La fase della separazione, per i vissuti negativi che porta con sé, può rendere difficile il destreggiarsi tra due piani interattivi così diversi. Collocarsi nel ruolo genitoriale affianco all’ex partner può risultare difficile, a causa della rabbia e dei rancori, ma è il primo passo fondamentale per riuscire a delineare obiettivi e strategie condivise e co-costruire un percorso di gestione dei figli comune e concordato.

Il ruolo del mediatore, che è sempre terzo ed indipendente rispetto ad ogni parte, in questo particolare contesto assume invece una prospettiva, quella dei figli. Dando centralità alle loro esigenze di crescita ed educazione, nonché ai loro diritti (ad esempio quello di poter mantenere un rapporto positivo con entrambi i genitori), si lavorerà per promuovere nelle parti la collocazione nel ruolo genitoriale, per affrontare tutto ciò che riguarda la crescita ed il benessere dei minori.

L’intervento del mediatore può quindi inserirsi in momenti diversi del percorso educativo. Egli può supportare:

  • decisioni inerenti la loro educazione
  • scelta della scuola
  • gestione dei tempi da trascorrere con i singoli genitori
  • gestione degli spostamenti
  • organizzazione dei rapporti con gli altri partenti (ad esempio i nonni)

Gestione delle interazioni all’interno delle famiglie ricostituite

Famiglia ricostituita”. Con questa espressione si descrivono tutte quelle situazioni in cui due persone separate, con uno o più figli in comune, costruiscono un nucleo familiare con nuovi rispettivi partner. Questi possono a loro volta avere dei figli oppure concepirne all’interno del nuovo nucleo. Questa struttura complessa, genera numerosi piani interattivi che devono essere gestiti: tra ex, nelle nuove coppie, tra rispettivi ex e nuovi partner, tra figli della prima unione e nuovi compagni ed infine tra fratelli o fratellastri (di sangue e non). È evidente come nelle famiglie ricostituite i livelli di intervento possano essere molteplici, perché le occasioni d’interazione sono molte e spesso colorate di emozioni negative, connesse a vissuti di perdita, senso di tradimento, gelosie, rabbia…

Il mediatore può:

  • sostenere la gestione del percorso educativo dei figli della coppia separata (come descritto nel punto precedente)
  • favorire la gestione della convivenza all’interno del nuovo nucleo familiare
  • supportare i rapporti dei figli con i genitori biologici e i nuovi compagni di questi
  • facilitare la comunicazione e l’interazione tra gli adulti

Vivere in modo tale da rispondere ai bisogni di ogni membro della famiglia è possibile, esercitando strategie comunicative adeguate e interagendo sulla base dei ruoli ricoperti di volta in volta, per raggiungere specifici obiettivi.

Risoluzione di conflitti e sostegno ai rapporti familiari

Relazione genitori/figli

Nell’immaginario collettivo l’adolescenza è considerata l’età della ribellione e delle lotte familiari per l’autonomia. Seppur questo rispecchi effettivamente numerose situazioni quotidiane, i conflitti tra genitori e figli possono presentarsi in qualsiasi fase della vita: la gelosia per gli altri fratelli, la scelta della scuola superiore o dell’università, il desiderio di un trasferimento, la scelta di un nuovo partner, sono solo alcuni esempi delle infinite situazioni che possono verificarsi e minare la stabilità di tale rapporto.

Avere a disposizione competenze interattive funzionali e modalità comunicative efficaci, è un bagaglio fondamentale per riuscire a superare le piccole e grandi difficoltà che possono emergere nella relazione genitori-figli, evitando lo scontro e la nascita di un assetto conflittuale che potrebbe perdurare nel tempo.

Rapporti tra fratelli

Le relazioni tra fratelli possono essere complicate per tutto l’arco della vita, tuttavia si possono verificare momenti di particolare conflittualità per alcuni eventi specifici: la malattia o la morte di un genitore, la divisione dell’eredità, l’allontanamento di uno dei fratelli dal nucleo familiare, le incomprensioni tra i rispettivi partner. Ognuno di questi esempi può comportare litigi, isolamento, sofferenza ed anche la fine di ogni contatto tra i membri della fratria.

Il percorso di mediazione permette di gestire queste situazioni di crisi per ricostruire la relazione su basi più solide, orientate ad un particolare obiettivo condiviso (presa di decisioni su beni reali, la convivenza in un unico luogo, la gestione di un familiare in difficoltà…) sostenibile a lungo termine.

Il ruolo del mediatore è diverso da quello dello psicologo e dell’avvocato. In che modo?

Lo psicologo ha l’obiettivo di favorire il benessere del singolo, della coppia o della famiglia e ridurre la sofferenza psicologica, senza considerare conflitti e controversie come il proprio campo d’intervento.

L’avvocato non è un terzo imparziale, egli interviene per individuare prescrizioni reciproche tra le parti, tutelando gli interessi ed i diritti del proprio assistito.

Il mediatore, che è un terzo imparziale, trova nella presenza di un conflitto o controversia il proprio campo di lavoro, orientando il proprio contributo:

  • alla costruzione di un obiettivo condiviso tra le parti e strategie efficaci per raggiungerlo,
  • alla gestione operativa ed organizzativa delle conseguenze del conflitto.

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