Come mi oriento?

Cambiare lavoro.

Per qualcuno è un’esigenza personale, per qualcun altro un desiderio, per altri ancora può essere un obbligo.

In un tempo e in una società come quella in cui viviamo il mondo del lavoro appare poco stabile, in continua trasformazione e governato da logiche che spesso per la maggior parte dei cittadini sembrano inafferrabili, sia per chi è disoccupato, che dipendente o libero professionista.

Intraprendere la ricerca di un nuovo lavoro può essere considerato come un vero e proprio “passaggio” biografico, spesso frustrante, al quale sempre più professionisti ed esperti dedicano corsi, workshop, seminari per rendere le persone più preparate, più competenti, più efficienti. La pressione è tanta!

Tutta questa attenzione dedicata ci fa capire come sia necessario riflettere sulle difficoltà connesse ad un percorso così tortuoso, individuando possibili strategie per gestire l’incertezza e la paura dell’ignoto che esso porta con sé.

Innanzitutto, quali sono le motivazioni per cui cercare un nuovo lavoro?

1)L’essere disoccupati.

2)L’insoddisfazione ed il disagio vissuti a causa della propria posizione o della realtà aziendale per cui si lavora.

3)Le proprie aspirazioni personali. Anche se la propria occupazione piace infatti, si può desiderare un maggiore compenso economico, una posizione di prestigio, un ambiente più stimolante, oppure un lavoro più coerente con i propri studi, passioni e desideri.

Queste differenti situazioni sono accomunate da alcuni elementi, sebbene la prima sia caratterizzata da pressioni sociali, familiari e personali molto complesse, che vanno oltre all’obiettivo di questo articolo. Mi voglio quindi focalizzare soprattutto sulle ultime due dunque, anche se quanto verrà descritto può essere un’utile suggestione in tutte e tre le situazioni.

La ricerca di lavoro in sé può diventare l’obiettivo ultimo che si persegue, soprattutto dopo un certo periodo di ricerca, dimenticando le esigenze che hanno dato vita a questo movimento.

Si possono provare sentimenti di fallimento, personale e professionale o di vergogna nei confronti della propria famiglia o dei propri conoscenti dopo un periodo di ricerca senza risultati positivi.

Si può incominciare a dubitare di ogni proposta ed offerta: sarà quella giusta? Sarà un lavoro sufficientemente sicuro in una realtà solida? Mi darà quel che cerco o rischio troppo a lasciare il mio posto? Si genera un circolo vizioso ed è la mancanza di criteri utili per fare delle valutazioni concrete che può portare a queste difficoltà, legittime, ma che è necessario saper gestire.

Quella professionale è infatti una parte importantissima dell’identità di ognuno di noi, sia per esigenze connesse al sostentamento ed al benessere personale e familiare, influenzando l’idea di essere partner o genitori più o meno bravi, dediti o impegnati; ma anche per l’immagine che ognuno ha di sé, come individuo immerso all’interno di una certa comunità sociale, con aspirazioni, status desiderati, obiettivi e paure.

 

CHE COSA PUOI FARE TU PER GESTIRE LA RICERCA UN NUOVO LAVORO, QUINDI?

Carta e penna alla mano!

  • Il primo e fondamentale passaggio è chiederti che cosa vuoi ottenere, quali sono gli obiettivi

Parlo di obiettivi (da perseguire), non di motivazioni (che ti muovono) o di intenzioni (astratte) perché è importante che ti focalizzi su ciò che vuoi ottenere per il tuo futuro e sugli step fondamentali per raggiungerlo. Nei tuoi obiettivi infatti non dovrà essere presente solo il risultato finale a cui tendi, ma anche il percorso per poterlo raggiungere.

Un utile esercizio può essere rispondere alle domande: “come mi posso descrivere, in modo dettagliato, se penso a me tra cinque anni, a fronte di un nuovo lavoro che mi soddisfi?”, “che cosa è cambiato rispetto ad ora?”, “che cosa è accaduto nel mentre per poter arrivare a quello scenario?”.

 

  • Dopo aver individuato gli obiettivi è necessario chiedersi come questi possano essere perseguiti. Si tratta di individuare ciò che ti permetterà in modo efficace ed efficiente di impostare le azioni di analisi dell’offerta nel tuo territorio e quelle di ricerca attiva.

Un esempio, forse banale, ma che può aiutarci: un criterio adeguato per qualcuno che trova soddisfazione personale nel lavoro con gli altri sarà quello di indirizzare la ricerca a posizioni che prevedano team-work; per qualcuno che non rinuncerebbe mai ad un lavoro attivo, sarà necessario direzionare la propria ricerca verso posizioni che contemplino un certo grado di dinamicità.

Per individuare “cosa” vuoi ottenere e “come” fare per ottenerlo, può essere utile chiedersi “quali sono tre cose a cui non rinuncerei mai nel mio lavoro (e a cui magari proprio adesso sono costretto a rinunciare)”? Puoi partire da questo per individuare criteri flessibili che nel tempo possono anche mutare, ma è importante averli presenti.

 

  • A questo punto un sentiero è stato tracciato, con una direzione e delle tappe irrinunciabili. È necessario ora capire quali strumenti hai a disposizione per svolgere la tua ricerca. Non è un passaggio da sottovalutare, non dare per scontato di utilizzare esclusivamente i siti di ricerca lavoro!

Pensa alla tua quotidianità, ai tuoi contatti e ai posti che frequenti maggiormente, affianca dove possibile alla ricerca in internet altre formule di promozione.

Ricorda che il tuo CV è il tuo principale alleato, curalo con attenzione!

 

  • Hai individuato un obiettivo, delle strategie e degli strumenti per affrontare il percorso di cambio di lavoro, ne hai già fatta di strada!

Ora è il momento di incominciare attivamente a proporti, con i mezzi individuati, attraverso le modalità scelte ed in modo coerente con la direzione tracciata.

Questa pianificazione non solo aiuterà a snellire il processo di ricerca, individuando le offerte, gli annunci o le aziende più adeguate per te ed i tuoi obiettivi, ma alleggerirà il carico di emozioni negative di cui si è parlato ad inizio articolo.

Il motivo? queste sono molto spesso il risultato della tanta confusione che il mondo della ricerca lavoro oggi porta con sé. La mancanza di una pianificazione in cui esplicitare la direzione da perseguire, aumenta la possibilità che tante azioni vengano compiute in modo frettoloso o casuale, dimenticandoci che… sono solo azioni! (non a caso sono al punto 4! Prima c’è dell’altro). Esse devono essere efficaci ed efficienti rispetto a COSA vuoi ottenere e a COME decidi di ottenerlo.

Anche se la stanchezza, la frustrazione e tutto ciò che ti motiva verso la decisione di cambiare lavoro ti porterebbe ad incominciare il prima possibile, investi il tempo necessario a porti le domande che abbiamo visto, a comprendere a pieno come pianificare queste attività e a rivedere in corso d’opera quanto costruito, per rendere questo lavoro sempre più preciso e “aggiornato”.

La paura del cambiamento è spesso paura verso ciò che non conosci, se prima di intraprendere un percorso così complesso come la ricerca di un nuovo lavoro costruisci una personale cassetta degli attrezzi, sufficientemente fornita, sarà possibile intraprenderlo guardando verso una precisa direzione, riducendo paura e senso di smarrimento. Si tratta di trasformare la propria forma mentis e realizzare un vero e proprio piano d’azione. A qualsiasi età.

Io nel mio lavoro aiuto anche in questo, ad uscire dalla confusione e dall’instabilità della ricerca di un nuovo lavoro, costruendo insieme il percorso ed i passi più adeguati per le esigenze di ogni persona, sia essa disoccupata o alla ricerca di ciò che può farla sentire realizzata.

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