stati emotivi e processi cognitivi,

una reciproca influenza 

La memoria è la capacità di conservare le tracce della propria esperienza passata e di servirsene per relazionarsi al mondo e per pianificare la gestione di eventi futuri, il suo contenuto è il ricordo. Non è processo automatico, bensì attivo di elaborazione, costruzione e conservazione delle informazioni.

Le emozioni sono esperienze complesse, che coinvolgono il nostro corpo attraverso sensazioni differenti (caldo, freddo, irrigidimento ecc), ed i nostri pensieri. Sono caratterizzate da particolari modalità di espressione (facciali e comportamentali).

Apparentemente la memoria e le emozioni sembrano aspetti della nostra vita mentale molto distanti tra loro, poiché uno richiama la dimensione affettiva e l’altro quella cognitiva. In realtà esse si integrano e rafforzano a vicenda, interagendo anche con altri processi (per esempio l’apprendimento, la motivazione, il linguaggio).

Sono numerosi gli studi che si sono occupati di comprendere come queste funzioni si influenzino a vicenda nell’esecuzione dei compiti che svolgiamo quotidianamente.

Un’ipotesi interessante è quella di Damasio: che considera le emozioni come alleati della razionalità e dei processi di memorizzazione a servizio dell’uomo, divenendo parte essenziale del meccanismo razionale. Senza emozioni non riusciremmo a selezionare, categorizzare e valutare tutte le numerose informazioni con cui veniamo a contatto rapportandoci con gli altri e la realtà esterna.

Egli parlò delle emozioni come di marcatori somatici: le esperienze (pratiche o di apprendimento) che facciamo sono sempre connesse ad un certo stato emotivo, il quale creerebbe una sorta di etichetta connessa al ricordo dell’esperienza fatta: rievocandola verrà rievocato anche il sentimento provato in fase di apprendimento.

Questo meccanismo è quello che permette si recuperare un passato esito negativo di una data azione, durante una situazione presente simile, attivando un segnale automatico di allarme: attenzione al pericolo (esperienza di ansia o paura per esempio) che ti attende se scegli l’opzione che conduce a tale esito (come è avvenuto la volta scorsa).

A CHE COSA CI PUÒ ESSERE UTILE?

Questo meccanismo è alla base dei processi decisionali: quando dobbiamo scegliere qualcosa a discapito di qualcos’altro non siamo mai del tutto razionali, privi di “inquinamenti” emotivi. Al contrario queste si dimostrano tra le più funzionali strategie adattive a disposizione degli esseri umani, per poter vivere bene ed adattarsi nel proprio ambiente.

Esso è inoltre applicabile a tutti gli ambiti della nostra vita, ma in primis ha avuto successo nel contesto scolastico, in quanto le emozioni si rivelerebbero elementi costitutivi dei contesti educativi e formativi, come variabili importanti e degne di considerazione da parte di tutti gli adulti: psicologi, genitori ed (in primis) insegnanti.

Facciamo un esempio. Se un ragazzo a scuola vive con ansia e paura gli apprendimenti connessi alla matematica, quando a casa dovrà applicarsi nello studio ed ancor più in fase di verifica egli “riprendendo” il ricorso delle nozioni studiate rivivrà anche le emozioni negative connesse, abbassando la propria prestazione cognitiva ed il proprio benessere.

Questo vale anche per il lavoro degli adulti: un contesto teso, ritmi frenetici ed elevati livelli di stress non solo riducono il benessere del lavoratore, con conseguenze che possono arrivare fino all’esperienza del burn out, ma vanno a ledere la performance professionale stessa, rendendo le persone meno produttive non solo nell’immediato, ma anche in tutte le situazioni future in cui dovranno “rimaneggiare” quel materiale appreso.

 

Dott.ssa Francesca Turco.

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

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