L’adolescenza è un’invenzione.

Ebbene si, l’adolescenza è una costruzione sociale utilizzata in primis in psicologia (ma anche nella quotidianità di tutti noi) per prototipizzare certe manifestazioni dell’umano, espresse di un certo periodo della sua vita. Le spinte adolescenziali, come siamo abituati a chiamarle, sono tali solo in virtù della cultura entro cui assumono un certo significato (essere ribelle, voler diventare autonomo, intraprendere una ricerca di sé, ecc).

Certamente non possiamo negare la presenza di trasformazioni fisiologiche importanti che segnano questa fase della vita, su diversi livelli. Anch’esse però assumono particolare salienza proprio in funzione della cultura d’appartenenza. Quindi in luoghi diversi troveremo che lo sviluppo riproduttivo, lo stabilizzarsi della proliferazione neuronale o l’accrescimento sensoriale, per fare degli esempi, sono aspetti che diventano diversamente importanti in funzione delle richieste socioculturali che sono proprie dell’ambiente in cui il ragazzo o la ragazza si trovano immersi.

 

Come si parla di adolescenza nella psicologia occidentale?

Per gli psicologi dell’età evolutiva, essa corrisponde a quella fase del ciclo di vita che incomincia dalla preadolescenza (11-12 anni) e si conclude con l’ingresso nell’età adulta (20 anni ca). È caratterizzata da cambiamenti importanti di ordine diverso, che portano nella vita dei ragazzi grandi disequilibri identitari, che dovranno reintegrarsi in un nuovo equilibrio per procedere nella fase adulta (a seconda delle richieste sociali connesse al genere, al ruolo, allo status). Dal punto di vista fisico, come si è accennato, avviene la maturazione sessuale, che comporta l’evoluzione dei connotati sessuali (organi genitali, peluria, cambiamento della voce nei maschi, menarca nelle femmine…) e l’inizio della fase riproduttiva

Dal punto di vista psicologico vengono riconosciuti di frequente molti disequilibri emotivi e motivazionali, connessi, tra l’altro, al non riconoscimento del proprio corpo, all’inizio degli screzi con i propri familiare per la spinta all’autonomia, all’avvicinarsi della vita a adulta e delle responsabilità che ciò comporta. Tutto ciò può contribuire a produrre sentimenti di smarrimento e disequilibrio. Dal punto di vista relazionale, nella nostra cultura, questo è il periodo della vita in cui avviene il distacco dalle figure adulte di riferimento (relazioni verticali) e cresce d’importanza il rapporto con il gruppo dei pari (relazioni orizzontali), importante palcoscenico di riconoscimenti e conferme (o disconferme) identitarie.

Erikson, un’importante autore del 900, propose la “teoria dello sviluppo psicosociale”, nella quale individuò diversi stadi di sviluppo dell’identità. Centrale è l’idea che gli individui appartenenti ad una certa cultura affrontino particolari conflitti (o dilemmi) psicosociali propri di ciascuna fase, il cui superamento, che dipende molto dalla situazione sociale e culturale, conduce verso la maturità psicologica.

L’adolescenza viene descritta da Erikson come un periodo di forte disequilibrio, che rimette in discussione moltissime acquisizione precedenti. Si allarga la dimensione socio-relazionale e la crisi psicosociale riguarda la ricerca di identità, il cui esito negativo va nella direzione di una perdita dei ruoli. Un grosso ostacolo nella costruzione dell’identità è la percezione del negativo in se stessi: sentirsi indegni e inadeguati rispetto al mondo. Fondamentale è il sentimento di appartenenza a un gruppo che ci “confermi”. Al termine dell’adolescenza si dovrebbe possedere una maggiore e più articolata consapevolezza della propria identità e delle sue caratteristiche.

Questa teoria valorizza la “quota culturale” dell’adolescenza, mettendo in luce come la gestione di molti di quelli che vengono considerati “problemi adolescenziali”, non possa derivare solo dal lavoro con il singolo ragazzo, ma debba contemplare tutto il sistema sociale in cui è inserito. Proprio in questa direzione sta andando la psicologia contemporanea, attraverso protocolli di lavoro clinico che coinvolgono tutele figure di riferimento dei ragazzi e le teorie di ogni ruolo sulla crescita ed il benessere dello stesso.

 

Pagina Facebook: Francesca Turco – psicologa e mediatrice

 

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