QUALCHE PAROLA IN PIÙ… SULL’ADATTAMENTO

da | 7 Feb 2020 | adattamento, Benessere, bilanci, salute | 0 commenti

 

In psicologia sono state create centinaia se non migliaia di teorie, di modelli per trovare spiegazione al funzionamento mentale, di strategie terapeutiche per promuovere il benessere delle persone. Alla base di tutto questo è posto il desiderio di garantire una buona qualità di vita a tutti gli individui, indipendentemente dalle loro esperienze passate e dalle loro caratteristiche personali, una sorta di “diritto all’adattamento”.

Che cos’è l’adattamento?

È un processo, continuo e mai concluso, che inizia prima della nostra stessa nascita, attraverso cui ogni individuo si adegua all’ambiente, modificando i propri stati fisiologici e schemi di comportamento (adattamento passivo) oppure operando sull’ambiente stesso per trasformarlo in funzione delle proprie necessità (adattamento attivo o aggiustamento).

Non si tratta di due modalità alternative, ma di due processi reciprocamente integrati e interdipendenti.

Quindi l’adattamento può essere considerato come il miglior livello di equilibrio tra l’organismo ed ambiente, dove il primo è in grado di modificare il secondo a proprio vantaggio e di reagire a modificazioni che avvengono al suo interno.

Cosa accade se non si riesce a raggiungere uno stato di adattamento?

Quando si affrontano situazioni, eventi, richieste ambientali che potrebbero minacciare il benessere fisico o psicologico, si può incorrere in stati di stress più o meno acuto, che possono inficiare le capacità di adattamento degli individui.

Questi eventi, definiti stressor, possono per esempio essere situazioni traumatiche, imprevedibili, fuori dalla possibilità di controllo della persona, che per essere gestite necessitano dell’impiego di numerose risorse fisiologiche e mentali. Tra le risposte fisiologiche più comuni ricordiamo la reazione di attacco-fuga.

 

Hans Selye descrisse le modificazioni fisiologiche che si verificano in seguito all’esposizione continuativa di eventi stressanti attraverso la “teoria sulla sindrome generale di adattamento” (1976).

Quando gli individui si trovano a dover reagire a stimoli stressanti aumenta l’attivazione del sistema nervoso autonomo di tipo simpatico, inducendo l’aumento del battito cardiaco, l’innalzamento della pressione sanguigna, la dilatazione delle pupille: lo stato di arousal si mantiene elevato. Viene quindi prodotto il cosidetto “ormone dello stress”, il cortisolo, che a sua volta supporta l’innalzamento dell’arousal: si innesca un circolo viziono.

Tali modificazioni fisiologiche, attivate in modo molto frequente, potrebbero “sfibrare” l’organismo, fisiologicamente e psicologicamente, innescando un blocco alle normali reazioni di attacco e fuga. Gli individui, privi di risorse per perseguire lo stato di adattamento, sarebbero maggiormente suscettibili ad un’ampia varietà di condizioni fisiologiche negative (per esempio ingrossamento delle ghiandole surrenali, diminuzione del volume dei linfonodi e ulcere gastriche).

Quando si fa difficoltà ad andare avanti quindi, durante periodi di forte stress, è necessario non sottovalutare gli effetti di questa condizione, esplicitandolo al proprio medico per poter indirizzare un’adeguata diagnosi.

 

 

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