Pillole di… socializzazione

da | 22 Set 2020 | psicologia sociale, socializzazione | 0 commenti

 

Siamo animali sociali.

Questa affermazione viene detta talmente tante volte da essere quasi una banalità nella nostra cultura. Forse lo è, ma per gli studiosi di psicologia e sociologia è un caposaldo da cui non si può prescindere.

Ed essendo animali sociali, che crescono ed evolvono, anche la nostra competenza di intessere relazioni si modifica nel tempo. La sua progressiva evoluzione è connessa allo sviluppo degli schemi cognitivi, emotivi e sociali utili alla relazione e rappresenta uno dei principali oggetti di studio della psicologia dello sviluppo.

Ciò significa che la competenza relazionale ha a che fare con il progredire del linguaggio, della cognizione, dell’emotività. Tutte funzioni da cui dipende la qualità delle interazioni che nei diversi stadi di sviluppo le persone intessono. Un’altra variabile che certamente non può essere trascurata, ma a cui oggi molti filoni psicologici attribuiscono un’influenza relativo, è la qualità delle prime relazioni affettive e agli scambi emotivi che da bambini stabiliamo le figure di riferimento (i caregiver) ed in particolare la madre. Dire che tutto ciò che l’individuo sarà in quanto “essere sociale” da adulto dipende solo da questa variabile è estremamente riduttivo, ma certamente ha un impatto.

Storicamente, la tradizione teorica che maggiormente si è occupata di approfondire questo aspetto è quella psicoanalitica (a partire dall’inizio del ‘900). Della seconda metà del 900, traendo a piene mani da questi studi, è la teoria dell’attaccamento di Bowlby ad avere fortuna e ad influenzare il panorama accademico e clinico in riferimento a questi temi. Essa infatti si basa su concetti che derivano da numerose teorie e fonti, tra cui la psicoanalisi, l’evoluzionismo (Darwin) e l’etologia (Lorenz, Harlow) ed è stata elaborata in continuità alla concezione freudiana dello sviluppo socio-affettivo. L’approccio integrato che utilizza (considerando l’influenza di fattori sia biologici che ambientali sullo sviluppo della competenza affettiva), le ha permesso di spiegare l’evolversi della qualità dello sviluppo affettivo dei bambini a partire dai primi mesi di vita e nei primi anni. Tuttavia essa risente ancora moltissimo dell’influsso delle teoria freudiane, finendo per restringere troppo la variabilità di fattori connessi alla competenza affettiva intorno alla figura preminente della madre (o di chi ne fa le veci come careviger primario).

Oggi la prospettiva socio costruzionista ed interazionista (Gergen, Mead, Salvini), che tiene conto della molteplicità di variabili che negli anni dell’età evolutiva hanno un impatto generativo rispetto alla socialità degli esseri umani, ha senza dubbio permesso agli studiosi ed ai clinici di aprire a nuove prospettive di studio e lavoro. Tenere conto della cultura di appartenenza, degli insegnamenti di genere impartiti fin dalla nascita, della classe sociale di appartenenza, delle aspettative degli adulti che circondano i bambini e i desideri di questi ultimi, sembra l’unica possibilità per farsi un po’ più strada nell’essere sociale dell’essere umano. È una sfida complessa, ma come sempre quando si parla di relazioni.

E secondo la tua esperienza, quali sono i fattori che hanno maggiormente avuto influenza nel forgiare il suo “essere sociale”?

 

Dott.ssa Francesca Turco.

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

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