LA PAURA DELLA PAURA, COME AFFRONTARLA?

da | 10 Apr 2020 | ansia, Benessere, coping, paura, pensieri | 0 commenti

 

Una delle macro-tematiche più studiate in psicologia è quella che riguarda paure ansie e fobie, sono molti i protocolli clinici messi a punto per intervenire e promuovere benessere, ma anche nella quotidianità ognuno di noi può fare qualcosa che incida positivamente sulla gestione delle proprie paure. Vediamo alcuni esempi.

Spesso il primo problema di una paura, soprattutto se rivolta a fatti che potrebbero (come no) accadere in futuro, è la sua nebulosità. Temiamo tante cose che non riusciamo a circoscrivere, a dettagliare, a “vedere” a 360 gradi.

Un primo consiglio quindi, per ridurre il sentimento di paura è quello di prendere carta e penna e descrivere in modo minuzioso, più preciso possibile, il sentimento di paura provato e l’oggetto di tale esperienza. Ogni volta che se ne ha percezione, qualunque cosa si stia facendo.

Un secondo importante elemento è dato dalla “familiarità”. In certi nuclei familiari esistono paure ereditarie, trasmesse tra generazioni fin da piccoli o a partire da certi eventi che segnando i propri familiari possono ricadere anche su di sé. Per esempio l’accadere di un indicente in piscina di un proprio caro potrebbe spingere una mamma premurosa a tenere i propri figli lontani dall’acqua, generando però la paura di tale elemento, lo stesso potrebbe accadere con un incidente d’auto e il timore di guidare. Se qualcuno, soprattutto un familiare, continua a dirci di avere paura di qualcosa, aumenta la probabilità di costruire delle teorie di pericolo in merito ad essa.

Un terzo marco-fattore, connesso al secondo, è dato dalle teorie che contesto socioculturale circolano in merito al tema della paura. Un timore può trasformarsi, aumentando o riducendosi, quando lo guardiamo con gli occhi di chi abbiamo intorno a noi, e quando si condivide (per cultura o per convenzione) che un certo evento o accadimento è intrinsecamente pericoloso o foriero di inaspettate implicazioni critiche, allora lo vivremmo con maggior paura. Pensiamo per esempio ai colloqui di lavoro o agli esami universitari.

Esistono paure che non possono essere gestite?

Per fortuna no, oggi i protocolli clinici di cui si dispone trovano efficace applicazione per un ampio raggio di “contenuti” fobici. Esistono tuttavia delle differenze personali nella risposta agli input offerti dallo psicologo, dati soprattutto dall’intensità del sentimento e dall’uso che la persona se ne fa. Che cosa intendo? Prendiamo l’esempio della paura dell’acqua descritto in precedenza: avere paura dell’acqua mi avvicina a mia mamma, mi accomuna a lei, dimostrando id essere un figlio ubbidiente. Difficile rinunciare a tutto ciò per un bagno in mare!

Per supportare l’efficacia del lavoro clinico, può essere utile sapere che:

  • L’esito del trattamento dipende molto dall’intenzione di affrontare la tua paura, questo accelererà i risultati
  • Individuare un contenuto preciso da cui iniziare permette di entrare subito nel vivo del lavoro (riprendendo quanto detto ad inizio articolo, usare la strategia della “lista” è utile anche in questo caso)
  • Anticipare le possibilità personali derivanti dalla gestione delle proprie paure è un ulteriore elemento di supporto al buon esito del lavoro clinico, perché predisporrà ad accettare quanto proposto dallo psicologo

 

 

Dott.ssa Francesca Turco.

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

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