IL WEB COME LUOGO DI POSSIBILITÀ E RISCHI

da | 24 Apr 2020 | corpo, cyberbullismo, prevaricazione, scrittura, soddisfazione, violenza, web | 0 commenti

 

IL WEB COME VETRINA SOCIALE: COME È COINVOLTO IL NOSTRO CORPO?

Il web è nato come strumento di comunicazione.

Nel tempo la presenza di supporti tecnologici sempre nuovi, fino ai più recenti smartphone, ha permesso di moltiplicare gli usi di tale piattaforma, portarla sempre con sé, usarla come diario virtuale e come vetrina personale nei confronti del mondo.

Più di quanto avvenga nelle relazioni faccia a faccia, nella dimensione virtuale c’è la possibilità di delimitare, scegliere, selezionare, falsare ed in alcuni casi nascondere parti di sé (elementi corporei o aspetti della propria vita), con l’intenzione di presentarsi agli altri in un certo modo desiderato.

Questo è possibile a fronte di particolari caratteristiche che distinguono la comunicazione online da quella offline e che possono influenzare i modi di entrare in relazione con l’altro. Pensiamo ad esempio:

  • all’assenza di contatto diretto tra persone che si scrivono in chat,
  • alla mancata percezione della reazione e delle emozioni di chi riceve un nostro contenuto,
  • alla possibilità di restare nell’anonimato,
  • all’ampiezza della rete sociale coinvolta: le interazioni online si caratterizzano per una maggiore numerosità di potenziali attori sociali coinvolti.

Come è coinvolto il nostro corpo in tutto ciò?

Nella dimensione virtuale noi abbiamo e siamo un corpo, ed esso (come nella quotidianità) gioca un ruolo così importante nella partita sociale dell’accettazione, del riconoscimento, dell’approvazione. Risulta più comprensibile quindi l’impegno nel mostrare certe parti della propria identità corporea, che meglio riflettono canoni, aspettative e pressioni sociali all’interno di particolari contesti.

Il corpo apre delle possibilità, ci permette di farci conoscere in un certo modo, a seconda di come lo proponiamo agli altri, di che cosa mostriamo e di che cosa decidiamo di non mostrare.

Internet dà proprio la possibilità di delimitare, scegliere, selezionare, filtrare e falsare in certi casi l’immagine con cui ci presentiamo agli altri, attraverso lo schermo: il web è dunque una palestra identitaria, che si avvale, anche, del corpo di chi lo abita.

La concezione dell’ambiente virtuale come ad un luogo disincarnato e l’idea del corpo come un ente tangibile che non trova spazio nelle interazioni virtuali, ormai si incrinano. Anzi, nel processo di socializzazione che si avvale degli spazi virtuali è proprio “l’immagine” a diventare il veicolo di comunicazione più utilizzato (la fortuna di instagram ne è un esempio): il web è un luogo di immagini.

 

Vediamo dunque alcune azioni che hanno protagonista il corpo nelle diverse forme di interazione online.

Tre azioni principali:

  • condivisione di foto personali o di storie (es instagram)
  • invio in chat di foto o video personali (intime o meno)
  • condivisione o ricondivisione di foto di terzi con o senza il loro consenso

La pubblicazione di contenuti personali, nello specifico legati alla propria immagine corporea, può avere come implicazione critica quella di ricevere da parte di persone conosciute e sconosciute commenti negativi, rivolti alle più diverse caratteristiche del proprio corpo ed aspetto.

Il vocabolario oggi ci mette a disposizione particolari espressioni per parlare di questi episodi: con hate speech, letteralmente “discorso d’odio”, si intende una forma di comunicazione che si serve di parole e immagini con lo scopo di esprimere e diffondere odio ed intolleranza.

Quando gli hate speech vengono rivolti alla dimensione della corporeità e dell’estetica, attribuendo un valore o disvalore all’identità della persona in base ai propri connotati fisici, si parla nello specifico di bodyshaming: l’atto di deridere o discriminare una persona per il suo aspetto fisico. Qualsiasi caratteristica fisica può essere presa di mira. L’aspetto fisico viene colpito perché considerato non aderente ai canoni estetici della cultura, spesso lontani dalle caratteristiche di un corpo umano sano, ma sancito come normali e necessari per considerare una persona apprezzabile e degna di rispetto.

È evidente che le discriminazioni, la derisione, i commenti offensivi, esistessero ben prima di avere a disposizione internet e non possano quindi essere considerati come conseguenze dell’utilizzo del web, il quale si configura solo come uno dei possibili strumenti attraverso cui agirli. Quindi demonizzare di per sè l’uso degli strumenti digitali non basta: ciò che è necessario è riflettere sull’uso che facciamo di tali strumenti, più o meno consapevole e competente.

Quali implicazioni critiche?

Possono emergere in persone di ogni età preoccupazioni, tristezza, non accettazione e svalutazione di sé e del proprio corpo, ritiro sociale, diminuzione rendimento scolastico e lavorativo; ma anche difficoltà nel gestire le interazioni virtuali e quelle offline nel caso in cui si sia alterata strumentalmente la propria immagine ed il timore di maggior esclusione, derisione e non accettazione.

Come muoversi con i più giovani che più di tutti rischiano navigando online?

Queste implicazioni critiche, tutt’altro che “virtuali”, incidono in modo reale e pervasivo sul benessere delle persone. Per questo è molto importante, soprattutto per i ragazzi, considerare che:

1)Se è vero che essi si dimostrano esperti conoscitori del mondo online e dei social, non si può dare per scontato che sappiano come muoversi al loro interno, anticipando possibili ricadute critiche per sé e per gli altri delle proprie scelte, a cavallo tra dimensione online e offline.

2) è necessario insegnarli ad essere non utenti a cui insegnare le regole d’uso degli strumenti digitali, bensì cittadini attivi e partecipi che hanno la responsabilità delle proprie scelte e comportamenti, online e non.

3)Attribuire agli strumenti digitali il valore di luogo di socializzazione, ma anche mezzo formativo, aprendo a spazi di discussione in merito a queste tematiche, coinvolgendo le loro capacità di utilizzo di tali strumenti nel loro percorso di formazione.

 

 

Dott.ssa Francesca Turco.

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

 

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