GESTIRE LA FRUSTRAZIONE: COMPLICAZIONE O RISORSA?

da | 24 Gen 2020 | adattamento, Benessere, bilanci, frustrazione, successo | 0 commenti

 

quanto è importante saper gestire le frustrazioni?

La frustrazione viene sperimentata dalle persone quando la soddisfazione dei propri bisogni o desideri viene ostacolata, sia che l’impedimento sia permanente, che temporaneo. Essa è un aspetto inevitabile dell’esistenza, in quanto esisterà sempre qualche limite alla possibilità di trovare piena risposta a ciò che desideriamo e il vissuto di frustrazione che ne deriva, se non va a ledere le necessità primarie degli individui, rappresenta un importante fattore di sviluppo nel rapporto con gli altri e la realtà che ci circonda (sociale ed ambientale).

Le reazioni che possono emergere di fronte ad un’esperienza frustrante sono caratterizzate da uno stato conflittuale tra bisogno/desiderio ed impedimento.

Le reazioni inadeguate possono avere implicazioni critiche per il benessere dell’individuo e di chi lo circonda, possono essere aggressive e violente, oppositive, rigide e coercitive nel tempo, immobilizzando le risorse individuali.

Le reazioni adeguate sono quelle che permettono all’individuo di adattarsi al contesto, di apprendere modalità sempre più complesse e flessibili di risposta agli imprevisti della propria vita, permettendo la maturazione del comportamento sociale.

È quindi possibile riflettere sull’utilità (e forse sulla necessità) di sperimentare frustrazione nella nostra vita, proprio per poter imparare sempre nuove strategie di interazione con la realtà e di problem solving, divenendo in grado di gestire un numero sempre maggiore di situazioni, in ambito professionale e personale.

 

QUALI FATTORI CONSIDERARE NELLA QUOTIDIANITÀ?

 Un famoso gruppo di ricerca, nell’Università di Yale, ha condotto degli studi dai quali è emerso che gli individui tendono a reagire in modo negativo (e soprattutto aggressivo), in particolare quando:

-la motivazione personale che viene frustrata è profondamente collegata all’immagine che si ha di sé,

-si è molto vicini alla realizzazione del proprio desiderio o obiettivo personale,

-la frustrazione non è accompagnata da una giustificazione plausibile ed accettabile, apparendo quindi arbitraria ed “ingiusta”,

-la frustrazione si protrae nel tempo.

Inoltre non sempre una reazione negativa a fronte di un’esperienza di frustrazione viene diretta verso la fonte della stessa, ma può venire facilmente spostata verso bersagli considerati più sicuri o può addirittura essere diretta verso se stessi (incolpandosi per esempio, come alternativa all’assenza di una giustificazione considerata valida).

Tutti questi elementi possono sembrare molto intuitivi, quasi banali, ma spesso non vengono tenuti in considerazione e questo può comportare una scorretta valutazione delle situazioni in cui quotidianamente sperimentiamo frustrazione, portando ad uno stato di malessere.

Conoscere e considerare queste variabili di fronte ad eventi reali, che dobbiamo affrontare in diversi contesti della nostra vita può essere un esercizio utile per comprendere:

-quali sono le intenzioni che maggiormente ci motivano nell’agire

-quali fonti di frustrazione tendiamo a giustificare maggiormente e perché

-quali fonti di frustrazione consideriamo inaccettabili e perché

-quali modalità tendiamo a mettere in atto in modo più automatico di fronte ad una frustrazione

La valutazione del grado di tolleranza alla frustrazione è un indicatore utile per valutare la capacità di adattamento che possiamo spendere nell’interazione con l’ambiente circostante: le persone con una buona dose di tolleranza alla frustrazione potranno ottenere maggiori vantaggi in termini di crescita e benessere personale, inoltre essa si connette ad un maggior successo in ambito scolastico e lavorativo.

Riflettere e lavorare su questi aspetti ne può davvero valere la pena!

Dott.ssa Francesca Turco.

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

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