Il rapporto con il proprio corpo è un argomento potenzialmente delicato per tutti, a prescindere dal genere o dall’età.

La propria corporeità è spesso oggetto di autocritica, ma quando dici che non ti piace una parte di te, che cosa ti stai dicendo? Cosa stai considerando per dirlo?

Fermarsi ad un giudizio estetico rischia di cristallizzare il proprio pensiero, a partire da criteri spesso di origine sociale, rispetto a certi singoli elementi (naso, fianchi, capelli) fino a generare una vera e propria repulsione, fino a non accettare certe parti di sé come proprie.

Un elemento da considerare è il potere dei messaggi mediatici. Non solo i mass media, ma anche i contatti di Instagram che, attraverso il modo in cui si mostrano, influenzano il tuo sentire verso il corpo. Averne consapevolezza permette di “porre fuori da noi” l’origine di certi pensieri negativi, riducendone l’impatto emotivo.

È importante tuttavia, quando questi pensieri occupano tempo ed energia generando malessere, rivolgeresi ad un professionista, e costruire insieme un percorso di riattribuzione di senso rispetto al proprio corpo e all’immagine di sé.

Importante è chiedersi fin da subito: che cosa voglio raggiungere modificando quella parte di me? Qual è l’obiettivo che penso di non poter raggiungere ora?

Il cambiamento potrà avvenire infatti se si agisce trasformando la prospettiva tramite cui ti osservi: non più come giudice impietoso, ma sostenitore del miglioramento. Il benessere infatti non giunge negando la possibilità di migliorarsi, bensì individuando ciò che effettivamente si può ragionevolmente fare per stare bene, in virtù dei propri obiettivi personali.

Così facendo gli sforzi non andranno nella direzione di appiattire la tua soggettività ai canoni estetici, ma ti permetteranno di chiederti “come posso stare oggi bene nel mio corpo?”.

 

Dott.ssa Francesca Turco.

 

Pagina Facebook: Francesca Turco – Psicologa e Mediatrice

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *