Alimentazione e benessere: tra trappole e vie d’uscita

da | 12 Nov 2019 | adattamento, alimentazione, Benessere, cibo, corpo, salute, scelte, soddisfazione | 0 commenti

“Se si continua a fare ciò che si è sempre fatto si otterrà ciò che si è sempre ottenuto

Una massima che potremmo riferire a diversi contesti della nostra vita, ma che verrà qui utilizzata per parlare di alimentazione. Non di dieta, non di dimagrimento, bensì di benessere ed alimentazione.

Provate a chiedervi:

Che spazio concedo nelle mie giornate all’alimentazione?

Quando decido che cosa mangerò e come avviene questa scelta?

Come organizzo i pasti e la loro preparazione?

Quali sono le condizioni ed i tempi in cui consumo i pasti?

Immagino che molti abbiano bisogno di un po’ di tempo per rispondere, per raccogliere degli esempi tratti dalla loro quotidianità. Questo avviene perché molto, troppo spesso i momenti dedicati all’alimentazione vengono assorbiti dalla routine del lavoro e dagli impegni della giornata, rischiando di perdere unicità ed attenzione consapevole.

Sulla tematica dell’alimentazione consapevole Andy Puddicombe ha scritto “Mindful Eating”, un volume molto interessante di cui consiglio la lettura e che offre spunti ed esercizi pratici per trasformare la propria routine con il cibo in momenti di cura verso se stessi e di attenzione alla propria salute, anche psicologica.

Ma come poter individuare che cosa è necessario trasformare del nostro stile alimentare per migliorare il rapporto con il cibo (e con il nostro corpo)?

Innanzitutto è importante imparare a riconoscere, per poterli gestire e trasformare, alcuni meccanismi che si innescano quando pensiamo a ciò che vorremmo per il nostro stile alimentare, al rapporto con i cibi che preferiamo e che non apprezziamo, alla nostra immagine di fronte allo specchio.

 

 

Quali sono le “trappole” e le soluzioni fallimentari più comuni, in cui rischiamo di cadere?

1)La prima e più frequente è il divieto ed il conseguente abbandono del piacere. Molto spesso un’alimentazione sana viene associata alla rinuncia del piacere connesso al cibo, ma questo non fa che innescare un aumento del desiderio di quello che ci stiamo negando. Trasformare il divieto in un utilizzo controllato e piacevole di certi cibi permetterà di evitare l’effetto “trasgressione” che può condurre ad un loro utilizzo incontrollato in momenti non pianificati.

2)La seconda è data dall’illusione di un successo raggiunto attraverso un grande sforzo (per esempio una rigida restrizione calorica per un mese) che nel lungo periodo non risulta sostenibile, riconducendo velocemente alle vecchie abitudini alimentari ed a una perdita dei benefici ottenuti. Al contrario pianificare, con il supporto di figure professionali competenti, un periodo di trasformazione del proprio stile alimentare è sicuramente un processo complesso, ma che sul lungo periodo ripaga. Non solo il vostro corpo non subirà sollecitazioni eccessive, ma anche psicologicamente le soluzioni individuate appariranno molto più sostenibili a lungo termine.

3)La terza è l’evitamento di luoghi, situazioni, persone connesse alle tentazioni culinarie. Come può questa soluzione essere mantenuta nel tempo? Isolarsi o rinunciare alle occasioni sociali della propria vita non è efficace (e sano). Diverso è condividere l’intenzione di trasformare il proprio rapporto con il cibo e gli obiettivi che volete perseguire (dimagrire, sentirsi meglio, eliminare il cibo spazzatura, aderire ad un particolare stile di alimentazione ecc) con le persone che frequentate, individuando insieme soluzioni che permettano di vivere piacevoli momenti di socializzazione senza evitamenti e senza dover rinunciare ai vostri obiettivi.

4)Una quarta e molto diffusa “trappola” cognitiva è data dall’effetto ribellione di fronte alla delusione delle vostre aspettative. Immaginarsi di poter cambiare il proprio corpo in tempo breve, ascoltare i consigli di qualche conoscente e basarsi sulla sua esperienza, sono scenari che non tengono in considerazione i processi fisiologici e psicologici che si innescano durante un periodo di cambiamento dell’alimentazione. Imporsi obiettivi rigidi che rischiano di non essere perseguibili può innescare un vero effetto boomerang attraverso cui ricadere nelle proprie abitudini alimentari in quando “sconfitti in partenza”.

5)La quinta soluzione fallace è quella di delegare ad espedienti terzi, come i prodotti farmaceutici, il raggiungimento della forma fisica idealizzata ed il proprio benessere. Sebbene questi possano apparentemente aiutare a modellare il proprio corpo, possono causare effetti dannosi per la salute ed il loro utilizzo spesso si associa ad una sfiducia nei confronti delle proprie risorse e per raggiungere i propri obiettivi con impegno e responsabilità.

Queste sono solo alcune tra le più frequenti “trappole” che è utile riconoscere per intraprendere percorsi differenti di gestione del proprio rapporto con il cibo, permettendovi di perseguire i vostri obiettivi personali e trasformando l’alimentazione in uno strumento di benessere nella vostra vita.

 

 

Ecco allora alcuni consigli utili per incominciare a cambiare prospettiva e innescare un cambiamento:

1)Scegli e seleziona i cibi di cui non vuoi privarti, liberandoti dall’obbligo di resistergli totalmente.

2)Pianifica i momenti in cui mangiarli, nella giornata o nella settimana.

3)Stabilisci le quantità prima di mangiarli.

4)Comprendi che cosa ti attrae di un cibo, soprattutto di quelli di cui vorresti ridurre l’utilizzo. Essere consapevole di queste caratteristiche ti permetterà di riconoscere che cosa ricerchi nell’esperienza alimentare.

5)Cura il contesto dei pasti. Che tu sia a casa, al ristorante o in ufficio individua una cornice ambientale il più ordinata possibile per i tuoi pasti, diversa dalla postazione lavorativa.

6)Concediti il tempo necessario. Nella tua routine non è possibile inserire più di 5 o 10 minuti per pranzare? Va bene, non è utile pianificare qualcosa che non si tradurrà in un impegno realizzabile. Concediti 5 o 10 minuti in cui spegnere il telefono, allontanare per quanto possibile i pensieri e focalizzarti sul cibo per tutto il momento del pasto.

Pensare ai pasti e all’alimentazione come a un piacere che può essere governato, permetterà di riconfigurare le tue scelte alimentari: da restrizioni, vincoli e divieti, a valutazioni (consapevoli) necessarie per la salute, rendendo possibile un impegno a lungo termine, sostenibile per raggiungere il benessere fisico e psicologico.

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